L’esecutivo è durato solo 13 mesi. Vale la pena però, guardare i dati nudi e crudi, per valutare se l’opera dell’ex Preside della Bocconi meriti i giudizi tanto lusinghieri che le sono riconosciuti quasi all’unanimità nel mondo finanziario, accademico e nell’estabilishment alto-borghese del nostro Paese.
Monti arrivò al governo e trovò uno spread btp bund intorno ai 530 punti base, cioè i rendimenti decennali sui nostri BTp erano del 5,3% superiori a quelli sui Bund tedeschi (La farsa dello spread e la manipolazione dei tassi).
Il divario non si assottigliò sostanzialmente, se non tra la fine di dicembre e la metà di marzo. Infatti, il 29 dicembre 2011 e a fine febbraio 2012, la BCE varava due aste Ltro, che pompavano liquidità alle banche europee per oltre mille miliardi di euro (oltre 250 miliardi alle sole banche italiane) al tasso dell’1% e fino a tre anni. Con questo ingente flusso di liquidità, gli istituti comprarono temporaneamente BTp e Bonus, lucrando sulla differenza tra i tassi attivi (fino al 7%) e quelli passivi (l’1%).
Ma passata la sbornia, il mercato continuò a registrare uno spread in aumento fino alla fine di luglio, quando si attestò fino a 530 punti base, ossia agli stessi livelli di fine governo Berlusconi. Un duro colpo alla credibilità del Prof, perché la crisi dei BTp dimostrava fino a qualche mese fa come le responsabilità non fossero da attribuire (almeno, non totalmente) al precedente esecutivo, ma erano grosso modo riconducibili alla grave instabilità finanziaria nell’Eurozona.
A conferma di ciò si ha che solo a partire dal 26 luglio, quando il governatore della BCE, Mario Draghi, annunciò che avrebbe fatto “everything it needs” (tutto il necessario) per salvare l’euro e i bond pubblici in crisi, lo spread inizia un lento e progressivo restringimento, che ha consentito a Monti di chiudere la sua esperienza di governo con un differenziale di rendimento di 310 punti base.
Nel 2011, il debito pubblico si attestava al 120,1% del pil, mentre adesso ha sfondato quota 2 mila miliardi (2 mila e 14 miliardi di euro), attestandosi al 126,1% del pil. La crescita dell’indebitamento pubblico è stata la più alta dal 2008, passando dai 1.897 miliardi di fine 2011 ai 2.014 miliardi di fine 2012 (+117 miliardi, pari al +6,167%) (Il debito pubblico italiano sfonda il muro dei 2000 mld).
Ma che i “geniali” tecnici al governo non abbiano affatto migliorato i fondamentali della nostra economia lo dimostrano altri dati. Il 2011 si era pur chiuso con un pil a +0,7%, mentre nel 2010 la crescita era stata dell’1,1%. Dati per nulla positivi, se si pensa che la Germania nel biennio crebbe mediamente del 3% all’anno; ma allora perché mai incensare i tecnici, che stanno lasciando il pil in caduta del 2,5% nel 2013 e tra lo 0,4% e l’1% anche l’anno prossimo?
Gli stessi indici della produzione industriale confermano la cura sbagliata del governo. Nei primi dieci mesi di quest’anno, essa è scesa del 6,5% su base annua, mentre i consumi privati delle famiglie registrano dati allarmanti, con un calo di quelli di carne del 5,5% nel periodo gennaio-settembre, dell’1% per il pesce e dello 0,9% per l’ortofrutta, tanto che l’Ocse ha parlato recentemente del calo più marcato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Inutile dire che anche il Natale ha contribuito negativamente, con un crollo medio degli acquisti del 14%, con punte del 16% per l’abbigliamento e calzature, ossia in un settore il cui periodo natalizio pesa per un quarto delle vendite totali dell’anno.
E se consumi e produzione sono in calo evidente, a crescere è solo la disoccupazione (Italia, disoccupazione all’11,1%: è record storico). Alla fine del governo Berlusconi, il tasso di coloro che erano in cerca di un lavoro si aggirava sul 9%. Oggi, siamo all’11,1% e al 36,5% tra gli under 25 (era al 29,5% circa un anno prima). Il numero dei disoccupati è cresciuto di 644 mila unità, registrando il trend peggiore di tutta l’Europa. Infatti, se è vero che la Spagna è maglia nera con il 25% di disoccupati, è altrettanto vero che l’Italia con una crescita del 26% in un solo anno del numero dei senza lavoro è al primo posto nel Vecchio Continente, battendo anche Madrid, che registra un più contenuto 15%.
In soldoni, questo è il lascito di Monti: pil, consumi, produzione e spread, disoccupazione e tasse in aumento.
Se girassimo l’operato del governo Monti su una questione puramente professionale consiglieremmo a tutti coloro che frequentano la rinomata università di cambiare immediatemnete indirizzo onde evitare di buttar via soldi.
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